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Cenni storici

 

 

Il territorio di Pegognaga ha subito nel tempo notevoli trasformazioni, perdendo (come del resto tutto l'Oltrepo Mantovano) quelle connotazioni paesaggistiche che nei secoli si erano lentamente affermate.


Molteplici attività umane hanno determinato l'impoverimento della flora e della fauna che per secoli avevano regnato nella Pianura Padana: basti pensare, ad esempio, alla realizzazione del collettore della Bonifica dell'Agro Mantovano-Reggiano, alle escavazioni legate alla produzione di laterizi operate negli anni '60-'80 ed allo sviluppo dell'area urbana di Pegognaga, giunta fino alla romanica Chiesa di San Lorenzo (XI secolo).

 

La storia del Parco San Lorenzo nasce dall'esigenza di riconvertire a destinazione pubblica un'area dedicata a polo estrattivo di argilla, garantendo in tal modo il recupero di un'area degradata. I quattro laghetti di falda, che caratterizzano l'area posta a est dell'abitato di Pegognaga, sono infatti residuali delle escavazioni di argilla operate dalla fornace "Cà Rossa" fino alla fine degli anni '70/'80.

Nacque allora l'idea, fortemente sostenuta dall'Amministrazione Comunale e dalle associazioni ambientaliste locali, di promuovere l'istituzione di un Parco inteso come "luogo della storia e della natura padana". Dopo anni di dibattiti e svariati atti amministrativi che portarono all'acquisizione pubblica dei terreni, la Regione Lombardia il 21 febbraio 1990 istituì il Parco Locale di Interesse Sovracomunale (PLIS) San Lorenzo, il primo in provincia di Mantova e uno dei primi in Lombardia

Il successivo decreto del 29 maggio 1990, emanato dal Presidente della Regione Lombardia, ha consentito la pianificazione e la regolamentazione delle attività permesse o vietate all'interno del Parco.

 

La progettazione per il recupero dell'area del parco, eseguita in collaborazione con la LIPU, portò alla definizione di un piano particolareggiato che condusse alla realizzazione dei sentieri e delle aree di sosta, la creazione di barriere con alberi e siepi per aumentare la compagine vegetale, la costruzione del centro visite, il posizionamento del capanno per il birdwatching, il recupero di una ex cabina dell'Enel pure destinata ad osservatorio, la realizzazione delle cosiddette "acque basse", ovvero una riconfigurazione della cava nell'oasi naturale per favorire la sosta degli ardeidi, la definizione di un area verde "bird garden" e di un "percorso vita" che si snoda sul perimetro del parco.

 

Il parco oggi ha un'estensione complessiva di 56 ettari, 37 dei quali destinati a verde pubblico, 12 all'oasi naturalistica 'Falconiera' e 7 occupati da un'area archeologica di età romana (II sec. a.C. - IV sec. d.C.) al centro della quale è insediata la Pieve matildica di San Lorenzo, che dà il nome al parco. 

 

 

 

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